Mondo Beat

 La casa milanese di Fernanda Pivano divenne un punto di riferimento per chi gravitava intorno al movimento beat a partire dalla metà degli anni’60. Il titolo di “Mondo beat” venne ideato da Vittorio Di Russo, Renzo Freschi e Gennaro De Miranda.                                                        “Mondo Beat” è considerata la prima rivista underground italiana, che inizia le pubblicazioni nel novembre 1966. In tutto ne uscirono sette numeri. In poco tempo diventa la voce del movimento dei “capelloni” (com’erano chiamati al tempo) e ispiratrice di una libera comunità denominata dai suoi abitanti “il campeggio”, che viene fondata in quella che allora era la periferia di Milano, in via Ripamonti.                                                                               La stampa tradizionalista denuncia il fenomeno Beat, accusando gli occupanti della tendopoli (definita in modo spregiativo “Barbonia City”), di contravvenire alle regole della moralità e di costituire una grave minaccia di pandemia per la città a causa delle precarie condizioni igieniche. Le squadre della polizia perquisiscono sistematicamente la tendopoli, alla ricerca di minorenni scappati di casa che trovano facile rifugio nelle tende del movimento. In seguito ad alcuni bruschi sopralluoghi, il 7 marzo 1967, un centinaio di capelloni organizza un corteo per protestare contro i soprusi della Polizia.                                                     Il 12 giugno 1967 la tendopoli di via Ripamonti viene sgomberata dalle forze di Polizia e rasa al suolo dagli operatori comunali del SID (servizio immondizia domestica), intervenuti con i lanciafiamme. Molti degli occupanti vengono fermati ed allontanati dalla città.                                      Dopo l’uscita del n. 5, luglio 1967, a cura di Gianni De Martino ed edito da Feltrinelli, anche “Mondo Beat” annullò le pubblicazioni.
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