La Grande Partenza

19 On the road v

La strada, Jack Kerouac, l’ha percorsa molto prima di incontrare Neal Cassady. Ha voluto conoscerla, in parte per romanticismo e in parte per poter viaggiare come turista squattrinato. Ha scoperto la verità dell’asfalto: la fatica, la scomodità, la noia, il freddo, la pioggia, il pericolo. Ha anche misurato il territorio americano, la sua immensità, la sua monotonia, e a volte la sua grandezza e la sua bellezza.                                    Ha sentito che al di fuori della città inizia un territorio sconosciuto, dove tutto è da scoprire, a cominciare da sé stessi. Così, quando Cassady gli propone di accompagnarlo in una delle sue folli cavalcate attraverso il continente, Jack accetta senza esitare.                                                                                                   L’avventura inizia nel 1949, quando Neal va a cercare Jack a casa di sua sorella Nin, nella Carolina del Nord.                                                                            “La strada è la vita”, afferma Dean Moriarty ( Neal Cassady nella vita reale ) a un certo punto di On the road. La strada è vita. E Sulla strada è un modello possibile di vita, con le sue disfatte e i continui cambi di programma. Frank Sinatra, Marlon Brando, James Dean, Paul Newman, Jack Kerouac, Neal Cassady, gli esistenzialisti a go-go, i nuovi bohémien, Tom Wolfe, Henry Miller: tutti in coro fuori dal club fumoso e via sulla strada  e viceversa dall’highway veloce all’assolo veloce di sax soprano. Un grande corteo da Venice West (California) a East Village ( New York ). Pronti a tornare indietro e incrociarsi.                                                                               Fumo, benzedrina, eroina per alcuni, erba per tutti e alcol, molto alcol. Poi fuori di nuovo, in quell’aia dove si può crescere o perdersi che si chiama America. Una festa mobile: Venice West – East Village. Non ci sono trasporti regolari che uniscono due punti lontani quasi seimila chilometri l’uno dall’altro. Luoghi qualsiasi, non simbolici. Sono solo la fine dell’aia. Oltre c’è l’oceano. Si torna indietro o si affoga. La strada è semplicemente tutto quello che c’è intorno.                                                                                                             E’ un filo che connette due punti da percorrere nel breve tempo possibile. Collega degli affetti distanti o li porta via.                                                                         L’uomo al volante è Neal Cassady. La sua prima auto è una Buick da venti dollari, poi ne ruberà oltre cinquecento, ma quelle che guida in On the Road sono queste: Chevy del’36, Ford del’35, Chevrolet del’38 , poi compra a rate una splendida Hudson del’47, e infine prende una Cadillac ’47 da portare a Chicago. Jack Kerouac dice di lui che la sua anima è racchiusa in una veloce automobile.                                                                                         Neal interpreta il bisogno di tutti di andare, di spostarsi, ma non è un esploratore, non ci sono nuove frontiere da conquistare come qualcuno vuol far credere. Né sono esploratori gli altri.                                                                                 C’è un tormento che si placa spostandosi. Tranne Neal Cassady, che è il grande navigatore dell’oceano di asfalto, gli altri sono tutti a disagio, guidano male o non hanno nemmeno la patente, è il caso di Jack Kerouac.  “E di autostop nemmeno a parlarne. Son più le volte che sono costretti a prendere un autobus, il Greyhond, che le occasioni di rimediare un bel passaggio. Soltanto successivamente, durante la stagione dei figli dei fiori, nei ’60 inoltrati, arriva il momento in cui si può fare l’autostop. Una breve parentesi di fiducia reciproca, che scompare presto.  Per il resto occorre organizzarsi.                                                                                                                                 Jack e Neal vanno in agenzia, prelevano le auto da portare da una costa all’altra. Fanno un lavoro del loro viaggiare. Offrono passaggi a diversi ragazzi per farsi pagare la benzina.                                                                                               E via, si parte una volta concluso l’affare. Per affrontare al meglio il viaggio non bastano l’auto, la benzina e una mappa degli USA: bisogna portare se stessi.

 

 

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